Per anni Marco Camandona ha attraversato le montagne più alte del mondo. Ha scalato tutti gli Ottomila, senza l’ausilio dell’ossigeno, affrontando il ghiaccio, il silenzio e il limite estremo dell’altitudine. Ma è ai piedi dell’Himalaya che ha trovato la salita più importante della sua vita. Dopo i terremoti che hanno colpito il Nepal e i tanti incontri vissuti durante le spedizioni, Marco e sua moglie Barbara hanno scelto di trasformare il legame profondo con questo Paese in un progetto concreto di accoglienza e futuro per i bambini più fragili di Kathmandu.
Nasce così Sanonani, che in nepalese significa “piccolo bambino”: una casa diventata negli anni un luogo sicuro per bambini orfani, abbandonati o provenienti da situazioni di estrema povertà. Qui i bambini trovano molto di più di un riparo: un luogo accogliente in cui vivere, pasti regolari, abiti caldi, un’adeguata istruzione e stabilità in un ambiente protetto, con la possibilità di immaginare un domani diverso.
“Non volevamo costruire un semplice orfanotrofio. Volevamo creare una casa in cui prevale il senso di famiglia.”